La cura di un tappeto orientale non richiede particolare impegno o dispendio di tempo, ma deve seguire regole ben precise per consentire di conservarne intatti bellezza e valore. Regole che, in linea generale, valgono per qualsiasi tappeto, non solo per i pezzi più pregiati.
Dove collocare il tappeto
É meglio evitare luoghi dove ci sia una costante e intensa luce solare, che nel tempo fa sbiadire i colori: quindi, se si mettono vicino a una finestra, è meglio ruotarli ogni sei mesi circa per ottenere una variazione uniforme dei colori. Tra l’altro la rotazione consente anche di ottenere un’usura più uniforme, causata dal passaggio delle persone. Se, come fanno alcuni collezionisti con pezzi di particolare pregio, si decide di appenderli a una parete, è fondamentale controllare che il muro sia perfettamente asciutto: l’umidità è infatti uno dei nemici più pericolosi del tappeto, perché ne indebolisce la struttura fino a farla marcire.
Mobili, divani e poltrone, se appoggiati sopra il tappeto, devono essere spostati di qualche centimetro il più spesso possibile, per consentire al vello di respirare e risollevarsi. In caso contrario la pressione costante finisce per infeltrire le lane in modo irrimediabile. I vasi con le piante d’appartamento non devono mai essere posti sopra il tappeto: se proprio non se ne può fare a meno è fondamentale spostarli spesso e utilizzare un ampio sottovaso in grado di raccogliere tutta l’acqua che inevitabilmente viene sparsa (anche solo con qualche schizzo) durante l’innaffiatura.
La manutenzione quotidiana
L’ideale è passare il tappeto con una scopa di saggina nei due sensi del vello. L’aspirapolvere può essere usato una volta alla settimana, eliminando la povere che si accumula in profondità. Il battitappeto, a dispetto del suo nome, è assolutamente vietato, così come il classico battipanni: in entrambi i casi l’azione è troppo violenta e finisce per provocare danni all’annodatura.
Lavaggi, come e quando
Chi desidera effettuare un lavaggio casalingo deve scegliere un detersivo neutro diluito in acqua tiepida, mettendo poi il tappeto al sole per una asciugatura il più veloce possibile. Mai, infatti, il tappeto deve essere ricollocato in casa se presenta ancora zone umide o, peggio ancora, bagnate. Prima di procedere al lavaggio, in ogni caso, è necessario fare una prova con uno straccio imbevuto nell’acqua e sapone, tamponando il diritto e il rovescio: se rimangono tracce di colore è meglio rivolgersi a una ditta specializzata.
Nel caso di tappeti di particolare pregio l’ideale è farsi consigliare dal proprio mercante di fiducia: spesso nelle tradizionali tintorie i lavaggi vengono effettuati con sostanze che indeboliscono la struttura e i colori. Dopo il lavaggio è bene far effettuare un apposito trattamento antitarme e antivegetativo. Importante: il tappeto non deve essere lavato spesso: una o due volte l’anno nel caso di lavaggi casalinghi, ogni tre-quattro anni se si affida il compito a una ditta specializzata. Per una buona pulizia, infatti, sono sufficienti le normali operazioni di manutenzione.
La conservazione
I tappeti non utilizzati devono essere riposti arrotolandoli su un supporto rigido, per esempio il bastone di una scopa, inserendo qua e là dei cubetti di prodotto antitarme (ottima la naftalina). Infine, se si desidera proteggerli perché si pensa di non utilizzarli per molto tempo, l’ideale è avvolgerli usando carta velina o tela: mai fogli di nylon o di cellophane, che impediscono una corretta “respirazione” delle lane.
Questo è il terzo articolo di una breve serie dedicata al mondo dei tappeti persiani e orientali proposto ai lettori per orientarsi nell’affascinante mondo dei tappeti. I testi sono stati scritti da Mattia Losi e pubblicati sulle pagine de Il Sole 24ORE dal 2000 al 2006.
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