Il caso della vendita di falsi tappeti persiani venduti a Vicenza con centinaia di vittime riportato dal Giornale di Vicenza. Vicenza. All’epoca, nel 2005, della truffa dei tappeti persiani si erano occupate anche alcune trasmissioni televisive di successo a livello nazionale. Il raggiro architettato secondo l’accusa dal vicentino Pierluigi Casarotto, 51 anni, residente in città in viale Riviera Berica 732, aveva infatti indotto in errore centinaia di persone che avevano comprato i tappeti come autentici, scoprendo ben presto, al momento della consegna – se c’era – che quei tappeti erano invero di scarsa qualità.
Adesso, di quella vicenda dovrà occuparsi il tribunale di Vicenza, poiché i giudici di Milano hanno accolto l’istanza dei difensori dell’imprenditore che hanno sostenuto come avendo la sua azienda prima della chiusura sede a Torri di Quartesolo, gli eventuali reati sarebbero stati commessi nel territorio berico.
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LA TRUFFA. Quattro anni fa, la guardia di finanza aveva denunciato sei persone, ovvero Casarotto e alcuni dei suoi collaboratori. Tre di loro hanno visto archiviare la loro posizione, mentre altri due hanno già patteggiato. Pendente resta solo la posizione del vicentino, accusato di essere stato al vertice di un’associazione a delinquere finalizzata alla truffa e al falso.
LA TELEVENDITA. Per qualche tempo, l’attività della “Ca.Ta. Casarotto tappeti srl”, che aveva una base operativa a Milano, era proseguita a ritmi ridotti. L’intuizione di Casarotto fu quella di comprare uno spazio per una televendita su una rete privata lombarda, “Telenord” (da non confondere con l’attuale, che nulla ha a che vedere con la vicenda), molto seguita in Lombardia. Durante il programma venivano reclamizzati come «autentici persiani» dei tappeti che, secondo l’accusa, erano fabbricati in Cina o in Campania. Venivano venduti a cifre basse per essere veri, ma questo aveva attirato l’interesse degli spettatori. Furono centinaia gli acquirenti dei tappeti della “Ca.Ta”.
L’INDAGINE. Con la fine del 2004 iniziarono ad arrivare le prime denunce. Alcuni compratori, infatti, manifestarono le loro perplessità sulla qualità dei prodotti, nonostante i certificati di autenticità sventolati da Casarotto e dai suoi collaboratori e prodotti alla consegna. Quei documenti, secondo l’accusa, sarebbero abili contraffazioni di originali. A partire dall’estate del 2005, le denunce arrivarono a pioggia da molte regioni del Nord: non solo dalla Lombardia, ma anche dal Piemonte e dal Veneto. Nella provincia berica – dove la “Ca.Ta.” comunque aveva un mercato, per così dire, extratelevisivo – furono alcune decine coloro che si rivolsero alle forze dell’ordine. In particolare, molti acquistarono i tappeti al termine di una manifestazione promozionale in un centro commerciale.
LE MANCATE CONSEGNE. Da allora, nonostante continuassero ad arrivare richieste e pagamenti, la ditta di Casarotto iniziò a non consegnare più i tappeti. In base alla ricostruzione dell’accusa, il vicentino avrebbe cercato di fare cassa e di mettere da parte quanti più soldi possibile. Difficile quantificare l’ammontare esatto del raggiro, perché coloro che si rivolsero alle forze dell’ordine furono solo una parte di coloro che acquistarono i tappeti, convinti da un battage pubblicitario di successo. Casarotto si è sempre difeso, assicurando di essere certo che quei tappeti erano di qualità: «Semmai sono stato raggirato io dai nostri fornitori in Medio Oriente che ci facevano arrivare direttamente i tappeti. I certificati venivano dall’estero». Ora, per Casarotto si profila il processo in città.
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