Il parere dell’esperto

Nella scelta di un tappeto anatolico bisogna cercare la rarità e l’originalità del disegno.

  • Per stabilirne il valore contano la tipologia, l’importanza storica, l’età del tappeto e, naturalmente, lo stato di conservazione.
  • Fra un tappeto restaurato e uno non restaurato, è preferibile scegliere il secondo se è abbastanza ben conservato, perché più affascinante; durante il restauro si toglie sempre qualcosa e non è facile ottenere un intervento solo conservativo senza eseguire di fatto un rifacimento.
  • Fino a un ripristino del 10-15% del tappeto si perde poco del suo valore; oltre questa percentuale la valutazione cambia.
  • Il vello alto permette un ottimo restauro conservativo.
  • Nei tappeti antichi del Seicento e del Settecento le frange non ci sono quasi mai, perché si sono consumate.
  • Nella garanzia, l’antiquario deve precisare in quale percentuale il tappeto in questione è stato restaurato.
  • Se si cerca un tappeto antico è consigliabile rivolgersi a un antiquario che tratta esclusivamente pezzi d’epoca, mentre il mercante vende soprattutto tappeti nuovi e solo alcuni datati.

Origine
Anatolia, area geografica identificabile con il territorio dell’attuale Turchia.

Epoca
Manifatture che vanno, in particolare, dalla fine del’600 alla metà dell’800.

Tappeto Konya, Anatolia Centrale, primi XIX secolo, dimensioni 220x120 cm, conservazione buona, vello di 1 cm,uniforme. Da Mohtashem di Mirco Cattai, Via Senato 45, Milano. tel.02/76008959.

Com’è fatto
La struttura è costituita da ordito (parte portante) e trama (parte che passa attraverso l’ordito e supporta i nodi) ed è lavorata in lana e vello di lana. Per “vello” s’intende il pelo che si crea annodando i vari fili di lana. I tappeti venivano realizzati nei villaggi di popoli nomadi con la lana ricavata dalle greggi.

Caratteristiche
Fra i tratti principali risaltano i disegni, a volte arcaici, a volte minuti e precisi, e i colori morbidi fra i quali uno dei più belli è il giallo. Alcune tipologie hanno come caratteristiche nodo grosso e vello alto.

Il valore
Le produzioni più antiche raggiungono quotazioni importanti. Per esemplari più recenti, a partire dal XIX secolo, la spesa varia tra i 10.000 e i 30.000 euro.

Più tipologie
Il tappeto anatolico antico è un tappeto nomade, prodotto con un telaio orizzontale di piccole dimensioni e facilmente trasportabile.

  • Fra le tipologie più note dell’Anatolia occidentale ci sono i Melas, gli Ushak, i Bergama, i Kula, i Ghiordes, i Makri; di quella centrale i Konya, i Ladik, gli Hereke, i Mujur, i Karapinar, i Kirsheir, gli Yuruk.
  • Alcuni tappeti, secondo le diverse tipologie, sono annodati con nodo persiano, detto anche nodo “asimmetrico”, altri con il tipico nodo “ghiordes”, che ha preso il nome da una delle più importanti località anatoliche di produzione.
  • Dopo la metà del XIX secolo, con i viaggi dei mercanti occidentali che commissionano lavori in quantità, inizia a decadere i prestigio dei tappeti.

Simbolismi
I disegni costituiscono uno degli aspetti artistici più attraenti.

  • L’analisi dei decori non contempla solo l’estetica, perchè molti disegni rappresentano simboli di origine antica che esprimono concetti legati alla storia, alla religione e alla cultura del popolo.
  • Anche i popoli nomadi avevano simboli tradizionali che si rifacevano al mondo vegetale (l’albero della vita, il melograno), al mondo animale (l’aquila, il pavone), al valore magico dei numeri, ai simboli geometrici.
  • Il simbolo della stella a 8 punte è il risultato dell’elaborazione della croce uncinata che risale ad antichissime popolazioni indoeuropee. La loro religione politeista poneva la residenza delle divinità benefiche in cielo, unico elemento immutabile nelle continue migrazioni nomadi.

La struttura
La parte portante dell’armatura deve essere realizzata con molta precisione per evitare che il lavoro finito presenti gobbe.

  • Un tappeto pregiato ha sempre un elevato numero di catene d’ordine, anche trenta per centimetro quadrato.
  • Attraverso l’ordito passa la trama, che serve anche a reggere i nodi. A lavoro finito, questa non si deve vedere sul diritto e rimane nascosta sotto un vello alto.
  • Il vello è ottenuto con i cappi recisi dei nodi: si forma durante la fase della rasatura, importante per fare risaltare bene i disegni.
  • L’artigiano tesseva un disegno senza mai vederlo nella sua interezza fino alla fine e si affidava alla sfera del pensiero, che dava forma all’armonia fra i vari aspetti.

fonte: Cose di Casa – gennaio 2011 – pagina 14

Questo articolo è stato inserito Saturday 29 January 2011 alle 9:25 am.
Argomento: Curiosità.

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